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La scena successiva mostra come l'intuizione di Sant’Annibale Maria Di Francia non si sia esaurita nella sua esperienza personale, ma abbia trovato continuità nelle Figlie del Divino Zelo e nei Padri Rogazionisti, chiamati a proseguirne l'opera e a mantenerne vivo il carisma.
Al centro della scena, attorno a un tavolo, sono rappresentati sei bambini e due religiose impegnate ad accompagnarli e ad aiutarli nei compiti scolastici. È un'immagine semplice della vita quotidiana, ma proprio per questo particolarmente significativa: l'educazione si realizza attraverso la presenza, l'ascolto, la pazienza e la vicinanza.
Il tavolo diventa ancora una volta luogo di incontro e condivisione. Dopo la tavola della Casa Famiglia e quella della mensa, qui esso assume una nuova funzione: è il luogo in cui si trasmettono conoscenze, si sostiene la crescita e si accompagna ogni bambino a scoprire le proprie possibilità.
Le due religiose rappresentano idealmente la continuità dell'opera iniziata da Sant’Annibale. Il loro servizio ai bambini rende visibile quella scelta educativa che, dalle prime esperienze con i più piccoli, si è sviluppata nel tempo attraverso le due Congregazioni.
Anche questa scena è immersa in primo piano tra le spighe di grano, che continuano a collegare visivamente le diverse parti del murale. Il grano richiama la messe evangelica, ma anche la crescita: come il seme ha bisogno di essere custodito per maturare, così ogni bambino ha bisogno di essere accompagnato perché possa sviluppare pienamente la propria vita.
In lontananza, il paesaggio montuoso apre la scena verso uno spazio più ampio, quasi a suggerire che l'educazione ricevuta oggi prepara un cammino che va oltre il luogo e il momento presenti.
La scena racconta così una continuità: Sant’Annibale ha seminato, le Congregazioni hanno raccolto e continuano a seminare. La sua intuizione non appartiene soltanto al passato, ma continua a vivere nelle persone che, ancora oggi, scelgono di dedicarsi alla preghiera, all'educazione e al servizio.
Il visitatore è invitato a cogliere proprio questo passaggio: il carisma non è una realtà immobile da conservare, ma un seme che continua a crescere e a portare frutto attraverso nuove generazioni.
Le spighe che circondano la scena diventano così il segno di una messe che continua: ciò che è iniziato in un incontro e in una chiamata può ancora oggi trasformarsi in educazione, cura e speranza.
