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L'opera si sviluppa come un itinerario. Le diverse immagini non sono veri e propri pannelli autonomi, ma scene poste in successione, legate tra loro da un unico filo narrativo. Ogni scena prepara la successiva e conduce il visitatore in un cammino che parte dalla sorgente spirituale del carisma, ne mostra la fecondità nelle opere di oggi, ne rivela le origini storiche e infine apre l'orizzonte verso il mondo.
Il percorso figurativo prende avvio dal cuore della spiritualità rogazionista. Il simbolo della Congregazione — con la croce, il cuore e le spighe di grano — emerge nella grande messe evangelica, già popolata dagli operai intenti alla mietitura.
È l'immagine del Rogate, l'invito di Cristo a pregare il Signore della messe perché mandi operai alla sua messe: «Pregate dunque il Signore della messe perché mandi operai nella sua messe» (Mt 9,38).
A conclusione del percorso è stata opportunamente inserita un'unica scritta, con la prima strofa della poesia di Sant'Annibale Maria Di Francia Io l’amo i miei bambini. Essa costituisce una sorta di sintesi umana e affettiva del cammino narrato dal murale.
Da questa scritta prende avvio l'invito finale: ROGATE.
Non più soltanto il ricordo di una parola evangelica o di un carisma appartenente alla storia di una Congregazione, ma una proposta rivolta a ciascuno: riscoprire la propria vita come vocazione e metterla a servizio del bene comune.
È qui che il racconto del murale diventa universale. L'osservatore non è chiamato soltanto a conoscere una storia, ma a lasciarsene interrogare.
Il murale, infatti, non impone un messaggio: invita a riflettere. Chiede a chi lo guarda di domandarsi quale sia il proprio posto nella grande messe della vita, quale risposta possa offrire alle fragilità che incontra e in quale modo possa diventare, a sua volta, operatore di bene.
La parola “Rogate”, che chiude il murale, rivolge a ciascuno un invito: non essere semplici spettatori, ma lasciarsi interpellare e chiedersi:
Quale chiamata d’amore il Signore affida alla mia vita?
A chi sono chiamato a donare me stesso, perché attraverso di me possa crescere il bene?
