La sorgente del Rogate."
1.LA MESSE
Napoli, il territorio e lo sguardo verso il futuro."
2.C.ED.RO
La casa famiglia, il luogo dell'accoglienza."
3.MIRIAM
La parrocchia, una comunità che accoglie."
4.PARROCCHIA
La mensa, il servizio che si fa prossimità."
5.MENSA
L’oratorio, il gioco e la crescita."
6.ORATORIO
La Residenza Sanitaria Assistita, la dignità della maturità."
7.RSA
Sant’Annibale, la sorgente del carisma."
8.ISPIRAZIONE
Sant’Annibale, la carità che abbraccia la messe."
9.INCONTRO
Le Congregazioni, l’opera che continua."
10.FDZ
Da Messina al mondo, la missione universale."
11.ANDATE
Rogate, l’invito a continuare il cammino."
12.ROGATE

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L'opera si sviluppa come un itinerario. Le diverse immagini non sono veri e propri pannelli autonomi, ma scene poste in successione, legate tra loro da un unico filo narrativo. Ogni scena prepara la successiva e conduce il visitatore in un cammino che parte dalla sorgente spirituale del carisma, ne mostra la fecondità nelle opere di oggi, ne rivela le origini storiche e infine apre l'orizzonte verso il mondo.

Il percorso figurativo prende avvio dal cuore della spiritualità rogazionista. Il simbolo della Congregazione — con la croce, il cuore e le spighe di grano — emerge nella grande messe evangelica, già popolata dagli operai intenti alla mietitura.

È l'immagine del Rogate, l'invito di Cristo a pregare il Signore della messe perché mandi operai alla sua messe: «Pregate dunque il Signore della messe perché mandi operai nella sua messe» (Mt 9,38).

A conclusione del percorso è stata opportunamente inserita un'unica scritta, con la prima strofa della poesia di Sant'Annibale Maria Di Francia Io l’amo i miei bambini. Essa costituisce una sorta di sintesi umana e affettiva del cammino narrato dal murale.

Da questa scritta prende avvio l'invito finale: ROGATE.

Non più soltanto il ricordo di una parola evangelica o di un carisma appartenente alla storia di una Congregazione, ma una proposta rivolta a ciascuno: riscoprire la propria vita come vocazione e metterla a servizio del bene comune.

È qui che il racconto del murale diventa universale. L'osservatore non è chiamato soltanto a conoscere una storia, ma a lasciarsene interrogare.

Il murale, infatti, non impone un messaggio: invita a riflettere. Chiede a chi lo guarda di domandarsi quale sia il proprio posto nella grande messe della vita, quale risposta possa offrire alle fragilità che incontra e in quale modo possa diventare, a sua volta, operatore di bene.

La parola “Rogate”, che chiude il murale, rivolge a ciascuno un invito: non essere semplici spettatori, ma lasciarsi interpellare e chiedersi:

Quale chiamata d’amore il Signore affida alla mia vita?
A chi sono chiamato a donare me stesso, perché attraverso di me possa crescere il bene?

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