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Il cielo della scena precedente prosegue e sfuma gradualmente verso il bianco, creando uno spazio luminoso nel quale compare la scritta finale tratta dalla poesia di Sant’Annibale Maria Di Francia, Io amo i miei bambini: «Io l’amo, i miei bambini: per me sono il più caro, ideale della mia vita; li strappai dall’oblio dell’abbandono, spinto nel cuore da una speranza ardita…».
La parola di Sant’Annibale giunge così al termine del percorso pittorico come una voce personale, capace di riassumere in poche parole il sentimento profondo che ha animato la sua missione: l'amore per i bambini, la scelta di non rassegnarsi davanti all'abbandono e la speranza come forza capace di trasformare la realtà.
Ma proprio quando sembra arrivare alla conclusione, il racconto non si chiude. Il bianco verso il quale il cielo sfuma lascia volutamente uno spazio aperto, quasi a indicare che la storia continua oltre i confini del murale. Sotto questa apertura compare l'invito: ROGATE.
La parola che aveva dato origine al percorso ritorna ora alla fine, ma con un significato nuovo. All'inizio era la sorgente del carisma; alla conclusione diventa una chiamata universale e rivolta a chi guarda.
Il visitatore, dopo aver seguito l'intero itinerario — dalla messe al territorio di Napoli, dalle opere alle origini di Sant’Annibale, da Messina al mondo — non è più soltanto uno spettatore. È chiamato a lasciarsi coinvolgere dalla domanda che il murale gli consegna.
La grande messe non è conclusa. Gli operai non sono soltanto quelli rappresentati nelle immagini: possono essere anche coloro che oggi scelgono di mettere la propria vita a servizio degli altri.
Per questo il Rogate diventa un invito universale: riscoprire la propria vita come vocazione, riconoscere i bisogni del proprio tempo e assumere la responsabilità di contribuire al bene comune.
Il percorso pittorico si conclude dunque lasciando aperto il cammino. Il bianco del cielo diventa simbolicamente lo spazio del futuro, quello che ancora deve essere scritto.
Il murale termina, ma la missione continua. E continua nello sguardo di chi lo ha attraversato, nella domanda che porta con sé e nella disponibilità a diventare, nella propria realtà e secondo la propria vocazione, operaio della messe.
ROGATE: perché ciascuno possa fare della propria vita un servizio, una missione, un dono per gli altri.
